Immaginiamo di entrare in una stanza del Quattrocento. Le pareti sono ricoperte da affreschi che sembrano scolpiti più che dipinti: colonne che non esistono ma che reggono archi, cieli che si aprono dove prima c'era solo soffitto, personaggi che sembrano uscire dalla cornice per venire a incontrarci.
Questo è il mondo di Andrea Mantegna, pittore di corte dei Gonzaga, archeologo della pittura, umanista con il pennello. Un artista che ha trasformato la superficie piatta in architettura mentale, che ha reso la pittura un atto di memoria, di potere e di fede. Nato nel 1431 in una terra di confine, la Padova delle rovine romane e delle dispute universitarie, Mantegna cresce tra umanisti, antiquari e scultori, e da loro eredita una visione che non abbandonerà mai: l'arte non deve solo imitare il reale, ma deve misurarsi con l'antico e portarlo a nuova vita. Accolto alla corte di Ludovico Gonzaga, Mantegna non fu soltanto pittore, ma regista di immagini politiche: la Camera degli Sposi, con il suo celebre oculo spalancato sul cielo, è una celebrazione familiare e al tempo stesso una dichiarazione di potere. Sotto il pennello di Mantegna, i Gonzaga diventano protagonisti di un teatro senza fine, dove realtà e finzione si confondono e il mito classico convive con la storia quotidiana. Questo libro racconta la storia di un uomo che ha saputo fare della pittura un monumento eterno, e che ha consegnato al Rinascimento un'immagine nuova del mondo: solida come il marmo, rigorosa come la legge, eppure capace di aprire al cielo.