Robert Knox - anatomista, polemista, burocrate della differenza - non fu soltanto un teorico della razza: fu il primo vero ingegnere della gerarchia moderna.
Nel cuore della società vittoriana, "The Races of Men" non si limita a fondare una scienza della classificazione, ma la trasforma in tecnologia sociale, in protocollo amministrativo, in linguaggio invisibile delle istituzioni.
In queste pagine il razzismo abbandona le vesti mitiche e tragiche della tradizione continentale e si traveste da pratica ordinaria: la misurazione del cranio si fa censimento, la fisiognomica diventa regolamento scolastico, la diagnosi dell'alterità si nasconde tra le pieghe della burocrazia e del controllo sociale. Knox non proclama, ma quantifica; non sogna la purezza, ma organizza l'inclusione e l'esclusione come atti routinari.
Questo volume, terzo della collana Razz-istica, guida il lettore nella macchina razziale britannica: dal laboratorio di crani al regolamento del municipio, dalla polemica accademica alla nascita delle neuroscienze amministrative.
Seguendo il metodo genealogico, il compendio non denuncia né assolve: smonta i dispositivi, ne documenta la sopravvivenza e la plasticità, invita a riconoscere l'attualità inquietante di un sapere che sopravvive proprio dove si proclama di averlo superato.
Knox non è un mostro da museo: è il nostro contemporaneo.
Capire la sua opera significa riconoscere quanto la normalità amministrata continui a funzionare come il vero cuore della modernità.
Entrare nel suo laboratorio significa guardare in faccia - senza alibi né indignazione - la lunga genealogia delle nostre stesse pratiche di inclusione, selezione, classificazione.