Questo libro sostiene che il potere globale sia fondamentalmente plasmato dall'evoluzione dei sistemi energetici. Va oltre il carbone, il petrolio e il gas per dimostrare che le transizioni energetiche non sono semplici cambiamenti tecnici, ma ambiti di competizione geopolitica. L'analisi illustra come i combustibili fossili abbiano reso possibile l'espansione imperiale e i conflitti, come l'OPEC abbia ridefinito i concetti di sovranità e controllo delle risorse e come i gasdotti continuino a generare nuove forme di dipendenza e di leva strategica. Infine, sostiene che la transizione climatica contemporanea non pone fine alla geopolitica energetica, ma piuttosto la trasforma in una competizione sempre più intensa per i minerali critici, la capacità industriale verde, l'intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali. In questo senso, l'energia rimane il terreno centrale e in continua evoluzione delle lotte di potere nel XXI secolo.