Il termine tolleranza è ingannevole, ambiguo e ha una pluralità di significati. Ingannevole perché sembra semplice, di facile comprensione, e non lo è. Ambiguo, o piuttosto anfibologico, perché sta a indicare l'accettazione di qualcosa - un comportamento, un'ideologia, una concezione del mondo - che, per altro verso, si disapprova.1 Il suo sinonimo, sopportazione, è più plebeo, ma è più leale. Denuncia uno stato di sofferenza, qualcosa che si subisce malvolentieri.
È anche polisemico. Ora viene usato in un senso, ora in un altro. Tra le sue varie connotazioni tre, in particolare, meritano di essere citate per la loro importanza e per la loro profonda diversità. La prima versione è la più nobile ed è quella su cui ha insistito Voltaire:2 la pratica della tolleranza deve essere ispirata alla persuasione che il rispetto degli altri è fondamentale e va sempre salvaguardato, anche quando l'opinione altrui venga giudicata erronea o addirittura riprovevole. In secondo luogo, la tolleranza può essere uno dei tanti istrumenta regni, di cui servirsi e da mettere da parte, a seconda delle circostanze o anche del proprio capriccio. Può essere dovuta, infine, a ragioni di mera convenienza: si subisce ciò che non si ha la forza di eliminare. Il prezzo da pagare per reprimere ciò che viene valutato come negativo è troppo alto: meglio soprassedere. La prima categoria appartiene a quella che solitamente viene chiamata tolleranza attiva, la terza alla tolleranza passiva e la seconda può collocarsi in una posizione intermedia.
Non va dimenticato che la tolleranza fa parte del comportamento naturale e che, in questo senso, appartiene a tutti gli individui. Ognuno di noi è chiamato a sopportare gli altri. È sufficiente pensare ai rapporti tra genitori e figli: anche quelli più amorevoli e più distesi, contengono un quid di sopportazione scambievole. Anzi, l'amore si manifesta anche (non solo) attraverso questa tolleranza. Perfino nei confronti di sé stesso possono esserci, come è noto, problemi di accettazione del proprio io e don Primo Mazzolari invitava a sopportare Dio.3 Certo, la tolleranza storica e cioè religiosa, politica, culturale è altra cosa. Ha da vedere con un'autorità che detiene il potere e che lo esercita in forma organizzata; spesso viene regolamentata e prende forma giuridica; è espressione dello Stato; ecc.
Inoltre, la tolleranza implica quasi sempre la reciprocità, anche se il più delle volte si tratta di un rapporto asimmetrico, squilibrato: chi è tollerato deve tollerare che lo si tolleri, se è consentito il gioco di parole ed essere tollerati significa trovarsi in una condizione di inferiorità. L'intolleranza è la rottura di questo contratto-capestro quasi sempre silenzioso. Fintanto che non lo sopprime il nazista è costretto a sopportare l'ebreo. La tolleranza è un'uccisione mancata.